Un conto è fare il turista, un altro conto è vivere in Africa. Ti devi pur fare da mangiare, rassettare la casa, fare il bucato, tagliarti i capelli e magari rifarti la tinta perchè le radici bianche cominciano a farsi vedere, toglierti quel callo maledetto che si è formato sotto l'alluce destro.. beh, alcune cose le puoi fare altre no. Bravi, avete indovinato: i parrucchieri da donna non esistono, le tinte per i capelli sono unicamente deep black e i pedicure non si sa che cosa siano. O meglio è pieno di parrucchiere che ti mettono le extensions ( quelle treccine di plastica che attacchi ai tuoi capelli) ma bisogna avere i capelli di un'africana, simili alla paglietta per grattare le pentole per poterle applicare se no i quattro peli europei che ti trovi sulla testa li perdi inesorabilmente. I pedicure: che cosa se ne fanno visto che il massimo delle scarpe che vedi in giro sono le infradito di gomma?
sabato 21 agosto 2010
Living in Africa
Un conto è fare il turista, un altro conto è vivere in Africa. Ti devi pur fare da mangiare, rassettare la casa, fare il bucato, tagliarti i capelli e magari rifarti la tinta perchè le radici bianche cominciano a farsi vedere, toglierti quel callo maledetto che si è formato sotto l'alluce destro.. beh, alcune cose le puoi fare altre no. Bravi, avete indovinato: i parrucchieri da donna non esistono, le tinte per i capelli sono unicamente deep black e i pedicure non si sa che cosa siano. O meglio è pieno di parrucchiere che ti mettono le extensions ( quelle treccine di plastica che attacchi ai tuoi capelli) ma bisogna avere i capelli di un'africana, simili alla paglietta per grattare le pentole per poterle applicare se no i quattro peli europei che ti trovi sulla testa li perdi inesorabilmente. I pedicure: che cosa se ne fanno visto che il massimo delle scarpe che vedi in giro sono le infradito di gomma?
sabato 31 luglio 2010
It's a jolly holiday with Chijnga...
venerdì 9 luglio 2010
Born in Africa
Innanzitutto voglio rassicurarvi: la mamma e i due pargoli stanno benone. Si vede che la combinazione genetica zambiano lucana crea esseri dotati di una resistenza assolutamente superiore a quella che siamo soliti pensare in due esserini fragili fragili quali sono due nuovi cittadini del mondo.
Per carità, nemmeno la madre scherza, con la sua capacità di portare a termine la gravidanza, di reggere il rispettabile peso di 3 kg più 2,600 kg di figli ma soprattutto di uscire indenne dal General Hospital di Livingstone.
Un po' di Africa la conosco, in fondo sono una trentina d'anni che questo continente mi attira come una calamita, di report sulla gestione della sanità da queste parti sia io che molti di voi abbiamo letto e visto, ma vi assicuro che un conto è stare a casa propria davanti alla televisione e guardare scorrere le immagini di qualcosa che assomiglia all'inferno: la malattia, la sofferenza, le strutture inesistenti, la sporcizia, l'incuria, rimaniamo stupiti certo, ci diciamo "Ma come è possibile che esista un tale abisso tra noi e loro" ci viene il magone e se proprio non reggiamo, il telecomando ci può riportare ad indovinare i quesiti di Gerry Scotti. Sventuratamente la notte del 29 giugno nè io, nè Giuseppe, nè Mishongo avevamo a disposizione un telecomando e il film l'abbiamo visto tutto, fino alla fine
. In realtà nessuno di noi si aspettava di finire lì,
il travaglio era cominciato in una confortevole clinica, tutta linda e immacolata ma qualcosa è andato storto, si è reso indispensabile il taglio cesareo e l'unico posto con una sala operatoria era proprio il General Hospital. In fretta e furia sull'auto di Giuseppe perchè di ambulanze neanche l'ombra arriviamo nell'atrio del Pronto Soccorso dove l'unica lampadina accesa non riesce a nascondere le abbondanti tracce di sangue e altro (ricordo che siamo nel regno dell'AIDS) sulla tela della barella che doveva servire a trasportare la poveretta in pieno travaglio all'Emergency Room.
Sì, perchè naturalmente la E.R. è al primo piano e l'ascensore è fuori uso. Trovare qualcuno che ti dia una mano a portare su la barella non è un problema, c'è sempre un sacco di genete che bivacca nell'atrio del General Hospital: sono i parenti dei pazienti, magari arrivano da villaggi lontani, e stanno lì giorni, mangiano l'immancabile inshima, dormono, attendono. La E.R. non è precisamente quella del County Hospital di Chicago e il dott. Green che si presenta sembra più Marcello il macellaio di Fondamenta sant'Anna vicino a casa mia: stessi stivali di gomma da acqua alta, stesso camice con tracce del recente lavoro. L'unica differenza è che questo ha uno stetoscopio al collo e uno sfigmomanometro in mano. Visita rapidamente, conferma la necessità del cesareo e ci lascia lì a lottare duramente contro nugoli di zanzare (ricordo che siamo nel regno della malaria) che hanno confermato il loro quartier generale in quei locali. Come biasimarle? Lì c'è calduccio, le zanzariere alle finestre non ci sono perchè non ci sono le finestre..
Lasciamo una Mishongo terrorizzata all'ingresso della sala operatoria, dopo aver dato un'occhiata da lontano alla medesima ed aver elevato una prece al Signore. Giuseppe è paralizzato dalla paura e io lo seguo a ruota ma fortunatamente dura poco perchè nel giro di una ventina di minuti ci vengono consegnati due cuccioli da vestire e ninnare.
Mishongo ci viene riconsegnata un paio d'ore più tardi, dolorante ma tutto sommato in buone condizioni. Sono passati dieci giorni, Liseli, Gerardo, Mishongo, Giuseppe e la nanny (ma non sembra anche a voi identica alla nanny di Rossella O'Hara) sono tutti a casa felici e contenti, tiriamo un sospiro di sollievo e godiamoci i due bambolotti.
giovedì 17 giugno 2010
Mathew
Me ne sono inventata un'altra. Era da un po' che ci stavo pensando, dallo scorso novembre per essere esatti quando ho conosciuto Jumelo al mercatino dell'artigianato locale dal quale ho acquistato alcuni acrilici fatti da suo nonno che abita in un villaggio sperduto nel bush e David o Zacharia o Clement (comunque lo chiami risponde: il fatto è che i suoi non si sono messi d'accordo sul nome) che espone le sue litografie di animali e Chiinga "l'uomo che parla con gli uccelli" una specie di San francesco rasta che, scopro proprio in questi giorni, oltre ad accompagnare la gente per degli emozionantissimi walking safari, è un artista pregevole. Due giorni fa infine mi imbatto in Mathew che mi mostra le sue collane con pendenti in terracotta. Allora mi sono detta: magari anche voi lassù avete voglia di vedere questi prodotti dell'arte locale e forse vi può interessare acquistarne qualcuno per voi o da regalare. E poichè sono cose piccole o comunque, come le tele, trasportabili, mi faccio volentieri "corriere" di vostre eventuali ordinazioni.
Vi presento Mathew che è nato in Malawi ma vive e lavora a Chipata nell'Eastern Province. Suvvia fate uno sforzo e andate su Google Map a cercarvi questi posti: ho già controllato, ci sono tutti. Bene, Mathew e alcuni ragazzi di Chipata sono stati coinvolti in un progetto promosso dalla cooperazione giapponese che ha dato vita ad una cooperativa chiamata "Mother Earth". Questa cooperativa, onore al merito, a distanza di tempo si sta autosostenendo cioè, una volta fatte le valigie i giapponesi, il workshop continua a produrre oggettistica con una tecnica antichissima recuperata e riattualizzata in un design molto moderno. Il materiale utilizzato è un'argilla locale dal colore bruno rossiccio in quanto la terra
domenica 13 giugno 2010
Graziella's garden update 13 giugno
Molti degli amici che hanno aderito alla raccolta fondi per realizzare il giardino di Graziella mi chiedono a che punto sono i lavori e volentieri aggiorno. A tutt'oggi, con il valido e robusto contributo di Moses e John e il meno robusto (per via della
periartrite sempre in agguato) della sottoscritta, siamo arrivati a completare la pavimentazione della prima area e ad avviare la seconda grande area in cui troverà posto un picnic table ottagonale da otto posti.
Questa seconda area ha un'aiuola a forma
di goccia che verrà tra breve riempita di fiori colorati. Proseguiremo con lena la costruzione di altre due aree: una più piccola e una più grande in cui verranno sistemati divanetti e poltrone di vimini, facilmente spostabili nel momento in cui ci fosse richiesta di utilizzare il giardino per party o meeting.
Come vi avevo già accennato, le pietre per la pavimentazione sono state acquistate a Ngwenya mentre i tavoli sono in lavorazione alla falegnameria di YCTC, la scuola di formazione professionale che, così come Olga's, è una delle unità produttive che contribuiscono al sostentamento della scuola stessa. Abbiamo commissionato tre tavoli di diverse dimensioni: oltre al succitato picnic table, che ha un diametro di circa due metri, verranno realizzati un tavolo da quattro e uno da sei posti. Tutti i tavoli sono di teak massiccio e, particolarmente quello da otto posti, una volta sistemato in loco lì rimarrà fino alla fine della storia dell'uomo. E' stata acquistata una camionata di "black soil", una terra particolarmente ricca di sostanze minerali raccolta lungo le rive dello Zambesi, con la quale verranno riempite tutte le aree destinate a piante e fiori che inizieremo a piantumare la prossima settimana.
Ci sono inoltre una serie di grossi tronchi disseminati qua e là nel giardino che pensavo di far dibentare delle fioriere.... sarà troppo Trentino Alto Adige? Per nostra fortuna è ricomparso Clement, il graffitaro che inizierà a deorare il muro in fondo al giardino. Ho pensato a lungo a cosa scrivere, a qualcosa che fosse commemorativo ma insieme significativo per un posto come Olga's. La scelta è ricaduta su "Imagine all the people living life in peace": è quanto c'è scritto a Strawberry fields a New York nel luogo in cui John Lennon fu assassinato ed è un messaggio di p
ace universale.
mercoledì 9 giugno 2010
On the road
L'esperienza dei bus africani è quanto di più etnico ci si possa immaginare. Vi passo le mie impressioni direttamente in loco, seduta al posto 53 (avevo in realtà il 44, ma a Choma devono aver fatto confusione e mi sono trovata addosso una Mama molto più grossa di me con un cesto da cui usciva la testa di una gallina un po' inquieta per la sua inusuale situazione e un biglietto con il numero 44, quindi... ubi maior) della tratta Lusaka Livingstone gestita dalla "Mazhandu family bus". L'andata l'ho fatta da vera signora, con un Gran Turismo Mercedes: due sedili di qua, due sedili di là, tappezzerie in velluto blu come la British Airways, poggiatesta di cotone cambiati ad ogni viaggio.
giovedì 3 giugno 2010
Ngwenya
Sister Frances ce l'ha fatta, mi ha convinto a dare una mano alle insegnanti della scuola materna di Ngwenya. Non che abbia fatto una gran fatica: dopo essere stata là con lei e aver visto quelle 75 paia di occhi che mi guardavano incuriositi, e quelle 75 bocche che si sono aperte contemporaneamente per urlarmi "Good morning. How are you ?" mi sono detta che quella poteva essere un'esperienza per me molto arricchente e nello stesso tempo una sfida
La scuola materna è stata costruita con il contributo di un gruppo di studenti giapponesi che, dopo aver visto i bambini e le insegnanti che facevano lezione sotto una pianta, si sono dati da fare con una raccolta fondi che ha consentito la costruzione dell'edificio. Ngwenya è in una delle zone più povere di Livingstone. L'occupazione prevalente degli abitanti è costituita dall'estrazione e dalla lavorazione della pietra.
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