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venerdì 28 maggio 2010

perchè non si creda che..

..son qui a far flanella o a pettinare le bambole o a smacchiare i leopardi che è già più in tema. No, perchè le descrizioni ludiche relative ai miei breakfast con gli indiani ( a proposito! Qualcuno lassù c'è ed è stato molto attento alle vostre preghiere: siamo passati all'avocado milkshake, alle banane con i kiwi e le foglie di menta, a un più digeribile seppur scivoloso porridge) potrebbero indurre pensieri del tipo: è là in vacanza. In realtà sto lavorando molto su due progetti : il primo, come molti di voi sanno, è la realizzazione del Graziella's garden. Il secondo è un lavoro con lo staff di Olga's di tipo organizzativo volto all'individuazione e all'attribuzione delle responsabilità. Questo ovviamente sarebbe l'auspicato, cioè uno va in ufficio (nella foto la mia postazione) al mattino, apre il suo laptop, ascolta la musichina di Windows e inizia a spippolare su Internet alla ricerca di pavimentazioni per giardino, tavoli da picnic, illuminazione da esterni, altalene, sabbiere e tutto quello che viene in mente su come allestire uno spazio esterno. Oppure, sempre seduto al computer, si spreme le meningi per far riaffiorare ricordi di un lavoro, quello dello psicologo dell'organizzazione, che era stato sepolto da tonnellate di muffins alle carote e pomodorini stufati in un certo Ramo del zoccolo di Venezia. Bene, non è così, o meglio non precisamente. Non solo per problemi tecnici: si interrompe l'erogazione della luce oppure la Zamnet ( la telecom locale) saluta e ringrazia e sei lì come un cucù in attesa che ci si riconnetta. Succede anche che arriva Brandina la capocuoca che annuncia, con la placidità degli zambiani che non ci sono più polli e un tavolo ne ha ordinate quattro porzioni. Quindi chiudi tutto vai allo Shoprite di fronte a prendere i polli. Oppure arriva Sister Frances, una suorina che parla un irlandese strettissimo, velocissimo e...abbondantissimo che, appena viene a sapere che sono una psicologa mi accalappia:sta portando avanti un progetto della cooperazione giapponese di costruzione di una scuola materna nel compound più povero di Livingstone e una psicologa sarebbe utilissima per dare una mano alle insegnanti. Che fai? Le dici di no? Non io.
Sabato sera, intorno alle 7,30 Giuseppe ed io stavamo lavorando in ufficio quando sono arrivate 18 persone al ristorante che in realtà era già abbastanza pienotto. Vedo Giuseppe che, come un'anguilla chiude tutto, si toglie la camicia, infila la maglietta nera con il logo di Olga's e si butta a fare le pizze. Io seguo a ruota in cucina e attacco con le insalate miste e una montagna senza fine di piatti da lavare e asciugare.
Altro che E.R.! Certo, mi concedo anche delle pause ricreative come questa mattina con Mishongo ( che potete conoscere in versione domestica nella fotografia) al Maramba market un mercato che più africano di così si muore. Unica musungu (viso pallido) seguivo il pancione che ondeggiava nei pertugi delle bancarelle, all'interno dei vari shop con il tetto di lamiera, ascoltando senza capire un accidente le chiacchiere in "bemba", in "tonga", in "losi", in "nianja". Sono presentata a tutti quelli che Mishongo conosce ( ma direi che sono praticamente tutti) come "in law", cioè sono una parente acquisita, aunie di Giuseppe ( che anche lui potete conoscere mentre gira un pollo sul BBQ di casa). E' uno spettacolo assistere ai cerimoniali d'incontro: ci si da la mano tenendo la mano sinistra all'altezza del gomito, la stretta di mano è complicatissima, in tre fasi e io sbaglio sempre la successione, se una persona è più anziana e tu sei una donna ci si inchina. Come potete immaginare io non mi inchino mai, in compenso ho stuoli di donne che si inchinano: sarà un vantaggio? Alla fine del gior ho comperato:
tre pescioni freschi direttamente dallo Zambesi (nella prossima puntata vi racconto di che cosa sanno), 6 ciotole di latta smaltate con motivi floreali (tipicamente africane: è da quando sono stata in Madagascar che le volevo), 8 chitenge ( da noi si chiamano parei, qui sono gli abiti tradizionale delle donne) che al momento mi servono per coprire divani e poltrone di casa mia (too much indian! I'm in Africa) e che vi ritroverete al mio ritorno come regali : ottimi per tovaglie colorate, 18 lollipop (lecca-lecca) per i ragazzi in cucina che ne vanno matti. Complessivamente ho speso 15 euro. Contento Michele Uras?
Al Maramba market non ho potuto fotografare nulla perchè non gradiscono. E li capisco: quante volte ho stramaledetto i giapponesi che mi fotografavano mentre tiravo su per i ponti veneziani i miei carretti stracolmi di spesa ! L'obiettivo dell'etologo curioso può essere molesto.
Vi faccio conoscere invece un po' di Livingstone: il Minimarket di Dylan, dove si riesce a trovare l'origano per condire il sugo di pomodoro e alcuni negozi della Main Road. Fish and peace.

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